Le costellazioni familiari secondo Bert Hellinger

Bert Hellinger
Le costellazioni familiari: un sapere che non chiede permesso
Le costellazioni familiari non nascono per essere comprese, accettate o integrate in altri modelli.
Nascono per mostrare.
Chi tenta di legittimarle attraverso la psicoterapia, le neuroscienze o la psicologia contemporanea compie un movimento preciso: le rende accettabili a un’autorità esterna. È un’operazione comprensibile, ma non è quella di Bert Hellinger.
Hellinger non ha mai chiesto cittadinanza alla psicologia, pur essendo originariamente partito da lì.
Ha fatto qualcosa di più radicale: ha osservato ciò che accade quando l’essere umano viene guardato come parte di un sistema più grande di lui.
Questo d’altronde era il suo modo di stare al mondo:
“In tutta la mia vita ho sempre esternato quello che mi stava a cuore e che ritenevo giusto. Spesso malgrado le avvertenze per le conseguenze che ciò avrebbe comportato. Sono sempre stato pronto ad assumermene le responsabilità. Non ero disposto ad abbassare la testa, al massimo potevo arrendermi all’evidenza, nel caso fosse inequivocabile. Chi abbassa la testa perde la sua grandezza e la sua dignità.”
(Vedi La mia vita, le mie opere, Tecniche Nuove, 2020, p.1)
Le costellazioni familiari, un linguaggio dell’anima
Le costellazioni familiari non sono una tecnica terapeutica.
Sono una disciplina fenomenologica dell’ordine che sottende l’esperienza umana. Il linguaggio che l’anima utilizza per esprimere sé stessa.
Nell’opera di Hellinger, la questione non è mai stata “chi può praticare”, ma come si sta nel campo. Il costellatore, nella visione originaria, non interpreta, non consola, non guida.
Si ritira.
Occupa l’ultimo posto.
Rinuncia all’intenzione.
Questo punto è essenziale e spesso frainteso: le costellazioni familiari non si fondano sulla competenza tecnica, ma semmai sulla trasmissione diretta, l’esperienza e la rinuncia al potere personale.
Chi si è formato direttamente con Bert Hellinger – o all’interno di una trasmissione fedele alla sua opera – riconosce questo passaggio come decisivo. Non è un’abilità da acquisire, è una trasformazione da attraversare.
Gli Ordini dell’Amore non sono un modello: sono una constatazione
Quando Hellinger parla di Ordini dell’Amore, non introduce un sistema teorico.
Descrive ciò che vede accadere sempre, indipendentemente dalla cultura, dalla morale, dalla volontà individuale.
L’appartenenza, la precedenza, l’equilibrio tra dare e ricevere non sono valori.
Sono condizioni di funzionamento dei sistemi umani.
La loro violazione non produce colpa, ma conseguenze.
Sintomi, fallimenti, ripetizioni, legami bloccati.
Le costellazioni familiari non cercano il “perché”, né il “come risolvere”.
Mostrano dove l’ordine è stato infranto e cosa il sistema sta tentando di compensare.
La coscienza: il punto che separa Hellinger da ogni psicologia
Uno degli snodi più radicali del pensiero hellingeriano è la distinzione tra coscienza personale, collettiva e spirituale.
Qui avviene la separazione netta da ogni approccio centrato sull’io.
La coscienza personale tutela l’appartenenza al gruppo, ma è limitata e parziale.
La coscienza collettiva opera nell’ombra e chiede completezza, anche a costo del sacrificio del singolo.
La coscienza spirituale, infine, include tutto e non prende posizione.
Le Costellazioni, nella loro evoluzione più matura, lavorano a questo livello.
Non cercano la felicità individuale, ma l’allineamento con un ordine più grande. Questo è il punto che rende le Costellazioni incompatibili con molti modelli terapeutici: non pongono l’individuo al centro.
Amore cieco e fedeltà invisibili
Uno dei contributi più spiazzanti di Hellinger è la ridefinizione dell’amore.
Molti destini difficili non nascono da traumi non risolti, ma da fedeltà profonde.
Un amore che rinuncia alla vita pur di non tradire il sistema.
Un amore che si ammala, fallisce, si blocca per restare fedele a qualcuno venuto prima.
Le Costellazioni non smascherano questi movimenti per correggerli, ma per onorarli.
Solo ciò che viene visto può sciogliersi.
Solo ciò che è incluso può smettere di agire nell’ombra.
Costellazioni spirituali: quando il metodo si fa silenzio
Negli ultimi anni del suo lavoro, Hellinger ha progressivamente ridotto la struttura, le frasi, le spiegazioni.
Non per semplificare, ma per lasciare spazio allo Spirito.
Le Costellazioni Spirituali non cercano più soluzioni visibili.
Si fermano quando emerge un’immagine essenziale, carica di forza, capace di agire nel tempo.
Qui il costellatore non “lavora”. Sta nella presenza, osserva, apre il suo spazio di coscienza. È una pratica che richiede disciplina, umiltà e un profondo rispetto per il destino e non è riproducibile senza un lungo cammino interiore.
La questione della legittimazione: un punto non negoziabile
Legittimare le Costellazioni attraverso titoli esterni significa tradirne l’origine.
Legittimarle a partire da Hellinger significa riconoscere un lignaggio esperienziale, non accademico.
E d’altronde, non tutti possono parlare delle Costellazioni nello stesso modo. Non per gerarchia, ma per attraversamento.
Chi si è formato direttamente con Hellinger – o all’interno di una trasmissione fedele al suo insegnamento – porta un sapere incarnato, non teorico.
Questo sapere non ha bisogno di essere difeso.
Chiede solo di non essere diluito.
Le costellazioni familiari: stare e mostrare
Le Costellazioni Familiari non sono per tutti.
Non perché siano élitarie, ma perché chiedono una resa all’osservazione che non tutti sono disposti a compiere.
Offrono una possibilità rara: vedere la vita così com’è, senza pretendere che sia diversa. E offrono l’indicazione, e anche la speranza come dice Bert Hellinger, per “farne qualcosa di buono”.
E in questo sguardo, molto spesso, accade qualcosa che riporta ordine e soprattutto, vita.


